Pirandello da Rotterdam

Pur di convincermi che non devo preoccuparmi se a volte sono un po folle…Oppure, pur di convincermi ad essere folle, non so.

Eppure una simil bestia è il perfetto e famoso sapiente”

Di rado si è abbastanza lungimiranti da capire che porre agli antipodi due contrari, se pur paradossale, è un madornale errore. Secondo la filosofia più primordiale i contrari -di contro a quanto si pensa- si armonizzano e ancora meglio, si completano. Prendiamo ad esempio saggezza-follia, non è così corretto pensare che dove vi sia saggezza non vi possa esserci ombra di follia c’è infatti chi ha sostenuto, schierandosi contro l’inficiarsi della follia che addirittura non può esserci saggezza senza la guida della follia.

Si toglie il pathos al saggio considerando in pericolo l’immacolato logos, si spoglia il sapiente di ogni emozione rendendolo incapace di inverare ideali e virtù, così facendo cessa l’uomo e inizia il marmo, si distrugge l’Uomo e si crea un nuovo Dio che non esiste e mai esisterà per l’ontologia stessa del divino. Uno.

Quest’idea di ubermensch alla Nietzsche, di “lui solo è tutto” ha detto Erasmo, di cyborg diremmo noi oggi, insomma di intellettuale dell’iper Uranio o dei giardini di Tantalo delinea però una figura incapace di amare e chi non ama non puo proporsi corifeo di sapienza, perchè come scrisse Agostino nelle Confessioni, l’amore è il motore senza il quale la volontà non nutrirà la conoscenza.

La saggezza è inscindibile dalla follia come il corpo dall’anima in quanto la conoscenza, che è Umana, sugli Uomini e se pur tocca la metafisica lo fa da occhi umani, non sussiste se a colui che la cerca sono estranee le prerogative di un uomo e ciò che ci rende tali: i sentimenti, e se vogliamo, un pizzico di follia.

Si potrebbe quasi dire il contrario rispetto a quanto molti affermano: il senno è un appannaggio della follia, ed Erasmo da Rotterdam ne ha fornito una dimostrazione.

Il senno si basa sull’esperienza che è inaccessibile a chi come il sapiente permeato di acquiescenza è recluso tra le mura di un libro, sarà però habitat naturale del folle il quale non si astiene da nessuna esperienza; la paura distoglie dall’azione, la follia libera da tutto questo.

La vita è una commedia, vivere è recitarla -propugna Erasmo- : il senno toglierebbe la maschera ad ogni attore, svelerebbe la natura umana di ogni personaggio ossia il suo corpo senza il quid, l’essenza. Togliere l’illusione è togliere senso all’intera commedia, quindi alla vita. “La vita è una commedia”: non posso che pensare al mio Pirandello; Vitangelo Moscarda, Adriano Mei ad esempio, cercano una vita senza maschere, bramano di ritrovare la loro essenza estrinseca alle finzioni della vita, in Erasmo l’essenza è invece proprio l’illusione e la vita folle; smascherare la passione con la saggezza puo voler dire oscurare, dilaniare, disincantare la vita in quanto ogni ente è un sileno di Alcibiade e non è dato saperci se rotta l’illusione si aprirà per veder sbocciare le oniriche immagini al suo interno o se il suo capovolgersi sconvolgerà la sua vita, “scoprendosi da divino il più infimo degli schiavi”. La stessa morte se guardata all’interno è vita, e viceversa la vita è il preambolo della morte, la logica causa.

La vita è un’ illusione,  in Erasmo e in Pirandello,  è una commedia in bilico tra finzione e realtà.  Senza dar peso a questa dicotomia, senza chiederci se la nostra maschera -perchè ce l’abbiamo, e questo è certo- sia da togliere o da indossare ad aeternum, senza disturbare la magia dell’illusione, assistiamo al grande show della vita, una vita assurda che senza follia ci sarebbe davvero impossibile comprendere.

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2 Responses to “Pirandello da Rotterdam”

  1. Burlarsi della filosofia è veramente filosofare Says:

    Mooolto vero.
    Bello, bravo, e dici sempre di sì.

  2. Pirandello in Erasmus Says:

    Mi piaci

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